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La Galleria Rubin incontra Nathalie Boutté

Questo articolo è dedicato a Nathalie Boutté, artista francese che vive a Montreuil, piccolo centro ora inglobato nella metropoli parigina.  Boutté crea le sue opere di carta sul principio del pixel. Il punto di colore nel suo caso è la parte terminale di un rettangolo di carta colorata. La combinazione di migliaia di queste striscioline forma un’immagine percepibile, anche se non perfettamente definita. L’artista ci fa presente il carattere dinamico delle sue opere. La carta infatti è un materiale sensibile alle condizioni ambientali (calore, vento, umidità, presenza di cariche elettrostatiche, …) e non mantiene inalterata la sua posizione.
Lo studio di Montreuil ha l’aspetto di un laboratorio con scatole e vasi trasparenti colmi di ritagli colorati raggruppati per omogeneità di tinta. Questo ricco “campionario” è fondamentale per il lavoro dell’artista, che dichiara di preferire la carte nella colorazione in cui si trova piuttosto che doverla tingere. Una scelta artistica che comporta un gran lavoro di raccolta ma che esalta il riutilizzo e riduce lo spreco di materie prime.

L’artista ha gentilmente risposto ad alcune domande che le abbiamo rivolto.

Formazione da designer, alta qualità nella manifattura, linguaggio artistico. Come desidera presentarsi ai lettori della rubrica di arte contemporanea di COMIECO, consorzio nazionale di riciclo della carta?
Così come alcuni sono definiti artisti della pittura, allo stesso modo io vorrei essere definita artista della carta. La carta è il mio materiale d’elezione.

Con il pensiero al riciclo, quali lavori della sua importante produzione desidera segnalarci? 
Ho iniziato il mio lavoro con i libri concentrandomi sulle parti testuali (Memories) o sulle diverse tonalità di colore che la carta assume col passare del tempo. Per realizzare  Le jeune homme à la fleur ho usato vecchi volumi le cui pagine ingiallite erano di tante tonalità diverse, dal giallo paglierino all’ocra scuro. Ho anche completato della cartine del mondo utilizzando le vecchie carte geografiche oramai in disuso (Epicentre, De Mare usque ad Mare, e Gaïa) .
Infine, le banche centrali distruggono regolarmente le banconote ritirate dalla circolazione e le trasformano in mattoni compatti . Ho contattato la Banca di Francia e dopo aver spiegato il mio progetto artistico hanno  accettato di fornirmi il materiale necessario per il mio progetto di fare una banconota da 10.000 Euro con ritagli di cartamonete (Money). Attualmente sono al lavoro con tutti questi ritagli di banconote e con ritagli di carte marittime, anch’esse recuperate da fondi di magazzino.

Ci parli dei suoi strumenti e di come li adopera.
Io uso soprattutto cutter e forbici ... e un vasetto di colla in cui intingo il pennello molto sottile. Per incollare i ritagli più piccoli uso anche lo stuzzicadenti.
L’inalterabilità della carta nel tempo è garantita da un vetro di protezione anti-UV.

Le migliaia di ritagli di carta che utilizza sono colorati da lei, trovati, l'uno e l'altro? Ci può raccontare qualcuno dei suoi ritrovamenti?
Talvolta coloro la carta con dei pigmenti ma il più delle volte non modifico il colore originale dei ritagli. Da una carta stradale si può ricavare un’ampia varietà di ritagli colorati che deposito in magazzino in attesa di utilizzarli.

Il collage, tecnica inventata dal suo connazionale  Braque, indica il dipinto su cui sono state incollati degli oggetti, carta e legno in origine Di fronte a una sua opera  preferisce che si pensi  ai mosaici antichi o piuttosto ai sistemi di riproduzione digitale dell’immagine?
Io incollo carta, certo, ma non la tela è il supporto delle mie opere. Inoltre  non ho mai pensato di inserire un oggetto trovato all’interno di una mia opera, fosse anche un foglio di carta stampata! La carta è la mia materia prima: io taglio, incollo, rispetto il materiale naturale che uso e soprattutto dono una nuova vita a una materia abbandonata. Ciò che a me interessa è di essere dentro la trasformazione.
Per rispondere alla sua domanda, il mio lavoro è probabilmente più vicino ai «papiers collés» cubisti che non ai «collages»,  perché nei primi si utilizza solo la carta mentre nei secondi è possibile applicare qualsiasi materiale.

La sua predilezione per la carta è totale? Ha mai pensato di realizzare una sua opera per esterno in bandelle di PVC?
Sì , certo! Ciò mi consentirebbe di lavorare su grandi formati.
Ho anche iniziato a fare un passo in questa direzione (Sans titre) con i sacchetti di plastica che ho tagliato e montato su un telaio metallico. Ma in tutta sincerità preferisco restare concentrata sulla carta che mi pare di conoscere ancora così poco!
Devo ammettere che ho anche un problema di spazio di lavoro. Per opere di grande formato servono ampi spazi di lavoro... e io ancora non ho uno spazio del genere.

Ringraziamo Nathalie Boutté per il tempo che ha voluto dedicarci e ci complimentiamo con lei per la recente partecipazione alla prestigiosa fiera Paris Photo.

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