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La Galleria Rubin incontra Vanni Cuoghi

Siamo al secondo anno di questa rassegna che esplora il mondo dell’arte contemporanea seguendo le tracce della carta. Vogliamo iniziare la nuova stagione con l’artista  italiano Vanni Cuoghi, genovese di nascita, trasferitosi a Milano per studiare all’accademia di Belle Arti di Brera dove si è diplomato in scenografia.
Negli ultimi anni Cuoghi ha stretto con la carta una solidissima alleanza. E’ rimasto fedele alla pittura e contemporaneamente la sua arte si è arricchita di azioni tipiche della manipolazione cartacea come intagliare, piegare, incollare, assemblare.  E’ la carta ad avergli suggerito lo “sfondamento” delle due dimensioni della tela. Ne sono nate opere traforate dipinte sul fronte e sul retro che attraverso delle curvature del foglio presentano situazioni di forte impatto visivo.
I titoli delle sue opere sono giochi di parole, calembour e freddure verbali, che suscitano dei cortocircuiti con l’immagine dipinta, spesso spiritosi,  come nell’opera A ognuno la sua tela che vede l’Uomo Ragno dipingere una tela di ragno su una tela da pittore, e velatamente malinconici, come in Sogni Sfumati, dove un’intera classe di alunni in casacca è compattata in un pacchetto di sigarette.
Rivolgiamo all’artista alcune domande sui suoi Giardini del Benessere, piccoli paesaggi dipinti su carta riciclata.

Ci può raccontare com’è nato questo ciclo di lavori?
I Giardini del Benessere sono dei piccoli teatrini fatti utilizzando le confezioni dei farmaci usati. L’interno della confezione è dipinto ad acquerello e rappresenta un paesaggio bucolico la cui iconografia è ispirata ai bozzetti del Serlio e del Bibbiena, l'esterno è lasciato intonso e riporta il nome del farmaco, le controindicazioni, ecc. Questo lavoro rimanda al concetto del benessere effimero.

La dimensione ridotta dei Giardini del Benessere e il riferimento ai medicinali fa pensare a un universo domestico, a una privacy svelata, non solo la sua, ma anche quella dei suoi conoscenti, amici ed  estranei. Cosa succede ad un artista quando utilizza delle confezioni di medicinali?
Molti sono incuriositi dal "retro" dell'opera. E' come se volessero scoprire di che disturbi soffre l'artista. In realtà tutti i miei amici e amiche contribuiscono alla raccolta delle confezioni, altrimenti non si spiegherebbe, nel mio caso, l'uso di alcuni prodotti per …l'igiene intima femminile.

In termini di esperienza artistica cosa le ha regalato la carta?
La carta è un materiale straordinario, duttile, versatile e molto meno fragile di quanto non si creda, basti pensare ai papiri egiziani che sono giunti fino a noi.
L'uso della carta mi pone in una condizione di leggerezza operativa: dipingere ad acquerello o disegnare è il modo più rapido per rappresentare, più vicino all'idea e al concetto insomma.

La storia dell’arte è ricca di esempi di arte applicata a materiali effimeri. Crede che ai giorni nostri sia ancora attuale la distinzione tra materiali nobili e meno nobili? Desidera proporci una sua riflessione?
Non esistono materiali più nobili o meno nobili per un artista. Noi siamo, in fondo, degli alchimisti: trasformiamo qualsiasi materia in un oggetto prezioso, unico e raro. La nostra pietra filosofale è l'idea.

Per concludere con un desiderio: le piacerebbe realizzare dei  Giardini del Benessere in grande scala, naturalmente sempre in carta? La sua immaginazione dove la porta?
Oh si! Ho pensato ad una scenografia più grande  utilizzando anche  confezioni di altri prodotti in cui il dialogo tra fronte e retro dia luogo a nuove narrazioni. Pensi ad una serie dedicata ai Paesaggi Italiani utilizzando le confezioni della pasta o dei cartoni della pizza da asporto!

L’artista vive e lavora nel capoluogo lombardo ed è esponente tra i più noti  di Italian NewBrow,  gruppo artistico di matrice neo-pop ideato dal critico Ivan Quaroni.
Il prossimo maggio, nell’ambito della mostra Aion, giochi giardini e altre delizie, Cuoghi presenterà al teatro San Domenico di Crema la performance artistica La nave dei folli, battaglia tra due opposti reggimenti di cavalleria –tutti rigorosamente in carta- disposti all’interno della cassa armonica di un pianoforte a coda suonato in concerto dal maestro Matteo Ramon Arevalos.

Paolo Galli, marzo 2013

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