04/05/2015

Il packaging come abilitatore di esperienze

L’approccio progettuale del Service Design applicato all’imballaggio in carta e cartone

Lo scorso marzo, presso il consorzio Poli.Design del Politecnico di Milano, gli studenti del Master in Service Design hanno incontrato l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche ed il suo partner di ricerca Comieco, per affrontare il tema del packaging come abilitatore di esperienze, in un workshop di due settimane denominato “Systemic Design and Food Packaging”. Ospite d’onore é stato Slow Food e, in particolare, i Presìdi Slow Food del Mais Biancoperla e della Piattella Canavesana di Cortereggio. A supportare il dialogo fra le parti è stato inoltre coinvolto il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino, che ha posto l’accento sull’importanza della sostenibilità lungo il corso di tutta la filiera agroalimentare e della scelta del giusto contenitore per la giusta funzione e/o servizio.

La collaborazione ha avuto come obiettivo quello di investigare il ruolo del packaging, in particolare quello in carta e cartone, come elemento che abilita servizi in grado di educare il consumatore sulla cultura della sostenibilità nel campo alimentare, sui luoghi e sui saperi, e come chiave per la creazione di nuove reti di collaborazione e di distribuzione. Si è parlato di tutela della biodiversità, di promozione della qualità olistica del sistema-prodotto e dell’importanza di educare alla scelta. L’approccio sistemico al cibo ha una prospettiva che lo identifica non solo come un prodotto ma come un sistema coeso di persone, cultura, luoghi e sapere. Si è approfondito il discorso sulla filiera degli attori coinvolti, dalla produzione al recupero dei materiali, e sullo smart packaging. Le principali sfide del workshop sono state la necessità di integrare competenze su produzione, sostenibilità, cibo, packaging, approccio sistemico e l’integrazione tra la fisicità del packaging e l’intangibilità del servizio e delle tecnologie che lo abilitano.

Ma perché progettare servizi per i Presìdi Slow Food a partire dal packaging?
Perché i servizi sono in grado di rafforzare il prodotto esistente e costruire valore attorno ad esso: hanno la capacità di allargare l’offerta coinvolgendo attori locali e di generare un’esperienza che può aumentare la customer satisfaction. In più hanno la caratteristica di guardare al locale, ma di essere facilmente scalabili, di sviluppare loyalty al brand e di coinvolgere il consumatore in qualità di co-produttore. Durante le due settimane di workshop, la progettazione si è quindi articolata attorno a tre macro aree: l’aumento di consapevolezza nel consumo, le informazioni riguardanti il sistema territoriale coinvolto ed il miglioramento della logistica legata alla filiera del prodotto.

In questa cornice, sono state sviluppate le proposte di servizio differenziate per i due Presidi coinvolti. Per quel che riguarda il Presìdio del Mais Biancoperla in Veneto, ed in particolare la galletta realizzata dalla sua cariosside, si è cercato di rispondere a problematiche legate alla logistica di smercio del prodotto all’utente finale e alla salvaguardia e promozione delle antiche qualità di mais e della loro biodiversità. Dopo aver raccolto informazioni dirette dal produttore, ospite in aula, gli studenti hanno proposto due idee di servizio legate al packaging. Il primo è un particolare tipo d’imballaggio, in dotazione ai ristoratori, che permette agli stessi di farsi ambasciatori dei produttori e di favorire la creazione di gruppi di supporto e di acquisto territoriali. In questo primo caso il packaging si fa mezzo di esperienze conviviali e facilita la creazione di reti di consumatori. Il secondo caso è l’ideazione di un network per i mais antichi, che si identifica con una piattaforma online come contenitore di informazioni riguardanti le antiche varietà e le loro caratteristiche uniche. Tale piattaforma funge anche da e-commerce per la vendita e, associata ad un kit composto da un packaging riutilizzabile e ad un sistema di etichettatura ad hoc, supporta i produttori nelle attività di marketing.

Per il Presìdio della Piattella Canavesana di Cortereggio in Piemonte, invece, i due progetti proposti, mirano a risolvere la problematica della poca visibilità del prodotto agli occhi del consumatore finale; materia prima che invece nella ristorazione viene apprezzata e preferita ad altri prodotti per le sue ottime qualità nutrizionali. Il primo progetto proposto è una mobile app che, accompagnata da un packaging che ricorda nella forma la tradizionale pentola di cottura del suddetto fagiolo, è studiata per permettere al consumatore di ricevere informazioni su “come cucinare”, “dove trovare e provare” e “quando comprare” i prodotti tipici della specifica regione. L’altro servizio utilizza il packaging come mezzo di avvicinamento al mondo della piattella: i consumatori hanno la possibilità di seguire il prodotto durante tutte le sue fasi di vita e decidere di farne parte in prima persona visitando il territorio di Cortereggio ed immergendosi attraverso una serie di attività nel suo patrimonio artistico ed enogastronomico, partecipando attivamente al processo di trasformazione del fagiolo piemontese. Una piattaforma web sarà il luogo dove poter scoprire questo mondo e decidere il livello di immersione dell’esperienza.
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