22/10/2014

La Galleria Rubin intervista Matthew Picton e Hang Feng

In quest'articolo si è voluto mettere a confronto due artisti molto diversi tra loro, Matthew Picton e Hang Feng, che trovano terreno comune nell'utilizzo di un medesimo medium, la carta, e nel condiviso interesse per la città. Entrambi sembrano interpretarla come un organismo vivente, come un soggetto più che come un oggetto. Nonostante queste analogie il loro linguaggio espressivo e il loro modo di approcciarsi alla città risultano differenti. Matthew enfatizza l'unicità di questi luoghi data dagli avvenimenti che li hanno trasformati e caratterizzati rendendoli così identificabili per il pubblico, invece il rapporto con il reale nella produzione di Han è meno diretto e immediato. Così mentre il primo sembra registrare la realtà con una macchina da presa, documentando la trasformazione della città, l'altro ne scatta un’istantanea svelandone una visione unica. Ecco alcune domande che abbiamo posto ai due artisti.

Perché la scelta della carta per la realizzazione delle vostre opere? Non avete mai pensato di usare altri materiali?
Matthew Picton: Nelle mie scelte la carta si è dimostrata un materiale molto flessibile, inoltre la prediligo perché è un medium particolarmente adatto alla trasmissione di informazioni. In passato ho comunque usato molti altri tipi di materiali, dalla resina, alla gomma, al Duralar.
Han Feng: Per la realizzazione di Floating City ho voluto valutare due aspetti. Il primo prende in considerazione la possibilità di registrare fedelmente la realtà e stampare una fotografia su carta è un modo oggettivo per farlo. Nell'altro caso si tratta di sfruttare la sottigliezza e la fragilità della carta. Lo stato oscillante delle "scatole" di carta, piuttosto che metterle in una cornice, accentua proprio queste caratteristiche del materiale.

Perché avete pensato di rappresentare la città? Per una passione/interesse personale? La vostra produzione ha inoltre a che fare con la velocissima urbanizzazione dei nostri giorni?
Matthew Picton: Le città esercitano un personale fascino su di me, ho viaggiato molto e viaggerò ancora di più. Ogni città ha la sua storia, la propria forma. Una forma che diventa esistenza attraverso l'intervento della civilizzazione umana e la topografia del paesaggio. (...) Mentre molte delle mie sculture guardano indietro nel tempo, ora sto lavorando a una scultura dell'attuale Cairo e penso di realizzarne una o due della moderna Mumbai.
Han Feng: Sono sempre stato pronto a fare delle opere riguardanti la città o il mondo artificiale. Tutti noi viviamo e lavoriamo in una realtà instabile, in continuo sviluppo ed è da questa che derivano problemi e confusione. Dal 2008 ho lavorato a opere riguardanti dubbi e certezze, prima Big Plane, Big Bus, The Bus on the Wall, e ora The Floating City.

Matthew, le sue sono opere fanno riferimento a luoghi esistenti e a precisi momenti storici, ci può raccontare come e perché questi vengono scelti?
Han, le sue città sono reali o sono spazi immaginari? Perché questo fluttuare nel vuoto in Floating City?

Matthew Picton: Solitamente scelgo città che hanno giocato un ruolo significativo nella storia o città che sono state sottoposte a significative trasformazioni causate de eventi o dalla natura. (...) In un certo senso sto creando una storia in scultura delle città più importanti del mondo. (...) Quando ho iniziato a lavorare con mappe storiche c'è stato un inevitabile salto nella storia passata. (...) Le mappature di Google rimangono decisamente piatte e bidimensionali a questo proposito. (...)
Han Feng: Queste sono scene reali della mia vita quotidiana, ogni lato delle "scatole" è stato fotografato in tempi e luoghi diversi. E' semplicemente una rappresentazione di vita. Con le "scatole" vuote che fluttuano, il mio intento è di infrangere la logica abituale, liberando l'audience dall'attaccamento al suolo. Questo farà nascere una domanda, aprirà una porta per un'altra meditazione.

C'è un tipo di carta che prediligete? Matthew, come sceglie i libri da utilizzare?

Matthew Picton: (...) La scelta è relativa al tipo di carta più adatto a quel lavoro (...)
Han Feng: Si, la carta da lucido MP: I libri sono scelti per la loro importanza per un luogo specifico, alcuni racconti sono associati a determinate città, per esempio l'Ulisse di James Joyce con la Dublino del 1904. (...) Ora sto lavorando alla creazione di una scultura delle San Francisco nel 1968 e mi sembra importante usare On the Road di Jack Kerouac (...) un libro che fornisce una chiave culturale e ideologica (...) del periodo in questione.

Quale pensate che sia il dialogo tra lo spettatore e le vostre opere? Come interagiscono? Cosa dovrebbero provocare nel pubblico?
Matthew Picton: La fruizione della mia opera comporta inevitabilmente una considerazione della personale relazione tra il pubblico e quel luogo. Ci sono stati? Ci vivono? (...) Hanno vissuto li durante il periodo in questione? E' un viaggio immaginario (...) Le opere dovrebbero evocare le sensazioni legate al testo scelto, all'immaginazione di un tempo, un luogo e una storia.
Han Feng: Il flusso d'aria creato dal movimento del pubblico solleva la Floating City. Spero che l'opera possa suscitare un istantaneo senso di vuoto e disorientamento.

articolo redatto con la collaborazione di Federica Torgano, stage IULM Milano
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