30/07/2014

La Galleria Rubin intervista: Perino e le Vele

La consapevolezza del valore ecologico del riciclo costituisce l'anima delle sculture di due artisti dalla solida coscienza civile come Perino e Vele.
Il sodalizio napoletano cominciò a muovere i primi passi negli anni novanta, mettendo a fuoco l'esigenza di affrontare, dando loro forma, questioni e contraddizioni della società contemporanea, rifuggendo la dimensione intimistica per farsi portavoce del proprio tempo e denunciando le ipocrisie e la violenza del momento storico con la passione e l'ironia malinconica di uno sguardo partenopeo.

E’ principalmente la carta il materiale che Perino e Vele hanno scelto per realizzare le loro opere. Si tratta di carta tritata di giornali, accumulata in grandi quantità e suddivisa per colori (beige, quando le pagine sono quelle del “Il Sole 24 Ore”, gialle per “ItaliaOggi”, grigio per “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “Il Mattino”,… ) Le forme modellate con questi impasti colorati, hanno diverse fogge, alcune di queste ricorrenti, come le morbide trapunte (“Giovanni Mimmo Ciro Francesco Alessandro Nico”, 2006), le saracinesche dei garage (“Senza titolo”, 2007 ) gli animali o più astratti reticoli bidimensionali (“Its the right direction” , 2009).
Il procedimento di preparazione artigianale della cartapesta (miscelatura di carte, colle, pigmenti, la sua paziente lavorazione, l'essiccazione ed infine la modellazione) i soggetti trattati e la presenza di elementi metallici spesso arrugginiti (“A subway è chiù sicura”, 2001) sottendono una riflessione sul tempo, le trasformazioni e le consunzioni che oggetti e simboli subisco, sia nella loro condizione fisica che nella percezione di chi li osserva.

Un confronto a distanza con gli artisti ha potuto chiarire meglio le motivazioni e le origini del loro fare artistico.

Vi chiedo di ripetere anche ai lettori di questa newsletter com'è nato il vostro rapporto "speciale" con la cartapesta.
L'esperienza con la tecnica della cartapesta inizia nel periodo del Liceo Artistico. La utilizzavamo come materiale di supporto per realizzare sculture e bassorilievi, ma tutto veniva mascherato dalla pittura per nasconderne l'aspetto effimero. Non era altro che un sostituto più economico al posto dei materiali tradizionali che si utilizzavano per la scultura. Solo negli anni successivi abbiamo intuito la sua straordinaria potenzialità e che, potevamo ottenere ottimi effetti plastici, chiaroscurali e cromatici. Nel tempo abbiamo personalizzato il lavoro con la cartapesta facendolo divenire elemento trainante del nostro lavoro, e i giornali il materiale più appropriato per portare avanti un discorso sul mondo dell'informazione. Un impasto mediatico che una volta plasmato torna a comunicare.

Nel panorama contemporaneo delle arti, conoscete altri autori che si misurano con la cartapesta?
Artisti che utilizzano come materiale principale la cartapesta come facciamo noi, no nessuno!!

Qual è il vostro sentimento nei confronti dei materiali considerati comunemente poveri, la carta in particolare?
E’ facile intuire nelle nostre opere un forte legame con la storia e le tradizioni artistiche del nostro territorio. Il nostro è un lavoro che si prefigge lo scopo di avvalersi dei linguaggi ed espressioni di un tempo per conservare e proteggere le proprie radici, sempre più messe a rischio da quest'era di globalizzazione. In qualsiasi città del mondo ci si trovi si vedono gli stessi negozi, la stessa moda, in televisione gli stessi format. Questa imposizione ed omologazione dei linguaggi le troviamo anche nell'arte. E' importante competere nel sistema globale tenendo viva la diversità culturale per non andare contro un futuro senza memoria.

Tenete presente nel vostro lavoro artistico le tematiche ecologiche? Potreste elencare soggetti che vi sono cari, modalità operative, vostre opere rappresentative e mostre sul tema a cui avete partecipato?
E' da 20 anni che affrontiamo con costanza temi ecologici, sociali, civili, politici e militari. Oggi la scultura per essere veramente contemporanea deve farsi portavoce del proprio tempo, deve denunciare le contraddizioni, la violenza e il vivere incivile. Le nostre opere alludono a fatti di cronaca, a temi “scottanti” di denuncia sociale. Gli oggetti d'uso quotidiano, veicoli, segnali stradali, transenne e animali diventano il pretesto per criticare la violenza in tutte le sue forme. Ogni scultura testimonia un momento della nostra storia. Tra le opere più rappresentative possiamo citare: "Pelle d'Elefante" (1998) esposta alla Biennale di Venezia del 1999. Una grande installazione praticabile simile ad un tappeto da salotto che invita i visitatori a sedersi su due poltrone in ferro arrugginito per riflettere sui problemi del mondo; "A subway è chiù sicura" (2001), l'opera realizzata per la metropolitana di Napoli, commissionata per la stazione Salvator Rosa. Un tamponamento a catena di quattro Fiat 500, coperte con un "cappotto", come, di norma, si usa fare nel caso di un incidente mortale. L'opera dall'ironia napoletana è un chiaro messaggio ad usare i trasporti pubblici. Le mostre? Una su tutte: “Luoghi Comuni”, realizzata alla Fondazione Arnaldo Pomodoro nel 2011.

Perino e Vele rivestono i panni di due mirabili narratori, la loro cartapesta parla il linguaggio della storia contemporanea, vicinissima all'uomo (senza mai rappresentarlo), illuminandone gli aspetti che impongono una riflessione, che creano interrogativi e, così come fa ogni buon raccontastorie, lasciando un segno profondo nella coscienza del fruitore e, naturalmente, lo spazio per ampie risposte.

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