A marzo di quest’anno il più importante premio di architettura, il Prizker Architecture Prize, ha nominato vincitore del titolo 2014 l’architetto giapponese Shigeru Ban, famoso per i suoi mirabili edifici in carta e per il coraggio e l’intraprendenza che lo hanno portato come architetto in scenari di guerra e di catastrofe naturale.
L'intuizione d’utilizzare materiali cartacei arriva al giovane Shigeru dalla lettura di un articolo dell’architetto americano John Hejduk nel quale trova l'ambiziosa idea di realizzare edifici in carta, sino a quel momento solo immaginati. Questo e la sensibilità per i materiali semplici sviluppata osservando i carpentieri della tradizione edilizia giapponese, lo spinsero ad intraprendere gli studi di architettura, completati negli anni ‘80 alla Cooper Union School of Architecture di New York.
L’impegno nel trovare soluzioni abitative per le popolazioni bisognose arriva molto presto nella sua carriera d’architetto ed è con carta, cartone, materiali di riciclo o recuperati in loco che Ban realizza buona parte delle strutture provvisorie che servono da abitazioni per famiglie, centri comunitari e luoghi spirituali.
La sua esperienza come “architetto delle emergenze” è cominciata in Rwanda nel 1994, in un contesto di guerra civile e di migrazioni di massa. Ban propose all'Alto Commissariato per le Nazioni Unite delle strutture-rifugio realizzate in tubi di cartone. L’anno successivo costruì in una Kobe distrutta da un violentissimo terremoto la Paper Log House, rifugio per vietnamiti che non erano ammessi nelle sistemazioni temporanee approvate dal governo giapponese, e la Paper Church, una chiesa cattolica temporanea eretta con colonne di cartone da squadre di studenti volontari.
Dopo queste prime prove Ban decise di fondare Voluntary Architects’ Network (VAN), ong di volontari impegnata nei programmi in risposta ai disastri naturali. Si annoverano interventi di Ban e dell’associazione VAN in Turchia nel 1999, nell'India occidentale nel 2001, nello Sri Lanka nel 2004 ed ancora una scuola temporanea nel Sichuan in Cina nel 2008 e la sala concerti per la città de L’Aquila nel 2010. Nel 2011 Ban e VAN hanno agito nel Giappone orientale colpito dal terremoto e dallo tsunami allestendo oltre 1800 alloggi temporanei in cartone, soluzione che garantiva requisiti minimi di riservatezza ed intimità alle tante famiglie che avevano perduto le loro abitazioni.
Accanto all'impegno civile ed etico, Ban realizza progetti di edifici pubblici e privati in tutto il mondo. Meritano di essere citati, perché prevalentemente in carta, il padiglione giapponese per l'Expo di Hannover, nel 2000 in Germania, studiato assieme all'ingegnere Frei Otto: un enorme guscio la cui struttura portante era costituita da una griglia di tubi di cartone. L'opera, demolita alla fine dell’esposizione, stupì per la sua originalità e offrì a Ban notorietà a livello internazionale. Con le medesime caratteristiche, ma in scala ridotta, il Paper Temporary Studio, collocato nel 2004 all’ultimo piano del centro Pompidou di Parigi e che l’architetto giapponese ha destinato a suo studio temporaneo per il tempo necessario a portare a termine la progettazione del Centre Pompidou di Metz.
Le ricerche di Ban si muovono nell’ambito di un’architettura sostenibile, fatta di materiali non convenzionali, riciclabili ed economici; oltre a carta e cartone anche bambù, legno, tessuto e fibra di carbone sono coinvolti in strutture, per sua scelta, prive di giunti meccanici o colle. Grazie alle sperimentazioni sui materiali “non ordinari” e alle nuove tecniche di montaggio da lui inventate l’architettura contemporanea si è arricchita di un repertorio di soluzioni fresche, innovative e di alta qualità.
Ban dimostra che è possibile procedere lungo strade alternative al gigantismo delle dimensioni e alla presenza invasiva della tecnologi e che rimodulando concetti come “sostenibilità”, “economicità”, “qualità del vivere”, “bellezza” e … “necessario” si possono costruire edifici eccellenti. In particolare ciò che permea l'intero lavoro del maestro giapponese è l'approccio pragmatico al progetto che in lui diventa atto di responsabilità sociale. L'aria eterea e la luminosità, protagoniste delle sue architetture sono la più limpida espressione dell'ottimismo di cui è permeata la sua opera.
Nell'encomio scritto dalla giuria del Premio si conclude riconoscendo a Ban non solo il merito di essere un modello per le nuove generazioni ma di servire alle stesse come fonte d’ispirazione.
Raggiunto dai giornalisti che gli portavano l’annuncio Ban ha commentato a caldo: “Ricevere questo premio è un grande onore ma io devo continuare ad ascoltare le persone per cui lavoro, sia nelle mie commissioni residenziali private, sia nel mio lavoro sociale nei casi di catastrofi”.
La cerimonia per la consegna del premio si svolgerà il 13 giugno al Rijksmuseum in Amsterdam. Se il tempo lo consentirà si svolgerà all’aperto e l’ingresso sarà libero e aperto al pubblico.
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