24/10/2011

Milano International Architectural Workshop, i risultati del workshop

Dal 25 al 30 settembre 2011 presso la Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano si è svolta la seconda edizione del Milano International Architectural Workshop, un momento progettuale e conviviale che la Scuola propone all’inizio dell’anno accademico per disseminare idee e conoscenze.

I 10 gruppi di progetto capitanati da altrettanti docenti  si sono confrontati sul tema  “le foreste”, prendendo spunto dall’Anno Internazionale delle Foreste 2011 indetto dall’ONU e usandolo come una metafora per studi che integrassero il senso della sostenibilità ambientale con i temi dell’architettura e del paesaggio insieme a quello dell’uso delle risorse sia materiali sia umane.

Comieco, sponsor principale dell’iniziativa didattica, e il cartone, proveniente dalla raccolta differenziata del Campus Leonardo del Politecnico, sono stati protagonisti assoluti dei due workshop.
Per “Forests as spaces of fears” Giovanni Attili e il suo gruppo hanno costruito un percorso fatto di multimedialità e cartone per raccontare in modo intelligente lo scontro tra le fobie che percorrono la nostra società in questo momento fatto emergenze sociali ed incomprensioni.
Il gruppo ha perciò costruito una vera foresta di cartone, in cui fare un viaggio per identificarsi nella vita non semplice, e già percorsa dai nostri nonni, della migrazione e dello spaesamento.

Sembra invece un’opera mobile quella di Calder il diagramma tridimensionale messo a punto nel corso del workshop ‘Evaluating under uncertainty’ (guidato da Marta Bottero e Chiara D’Alpaos) che dimostrava come i sistemi modellistica possano giocare un ruolo importante nelle trasformazioni urbane sostenibili, diventando strumenti d’investigazione e progettazione.

Il cartoncino è stato invece il protagonista del workshop ‘Botox Utopia’ (docenti: Drew Seskunas e Brice Delarue). Il sottile foglio di cellulosa è stato piegato e accoppiato ad una plastica riflettente per creare un’installazione luminosa capace di interagire con l’ambiente attraverso una serie di sensori termici e volumetrici.
La struttura è stata sviluppata attraverso geometrie semplici che, assemblate, sono divenute una composizione astratta e complessa che parla la lingua della luce.

Tutti i componenti delle installazioni verranno avviate al riciclo o al riuso per la prossima edizione di MIAW.

Si ringrazia per le fotografie Filippoa Brami
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