25/10/2005

Non chiamatela carta straccia

E non buttate quella scatola... Riciclata, assieme ad altre tonnellate di materiale cellulosico, fa risparmiare molto denaro. E contribuisce a diminuire l'inquinamento.

C’è chi è capace dì fare conti ed equivalenze affascinanti. Così qualcuno si è preso la briga di quantificare il vantaggio ecologico di un blocco totale del traffico automobilistico in tutt'Italia per sei giorni e sei notti: un taglio dì ben 1.308 chilogrammi di anidride carbonica, il giustamente criminalizzato gas serra, responsabile di tanti danni ambientali.
Ebbene, questo identico beneficio si ottiene nel nostro Paese grazie al ciclo del riciclo di carta, cartone e cartoncino: tonnellate e tonnellate di materiali contenenti cellulosa che, ormai per obbligo di legge, non finiscono più in discarica (dove i processi di fermentazione produrrebbero gas insidiosi per l'equilibrio naturale) ma, grazie alla raccolta differenziata, si incanalano per ben più virtuosi e utili sentieri.
Carta e cartone, messi dagli italiani negli appositi contenitori condominiali, vengono ritirati da un'azienda municipalizzata convenzionata, portati a una piattaforma di raccolta dove il materiale viene selezionato e separato e quindi inviato alle cartiere, fabbriche in cui l"'usato", sminuzzato, frullato e trattato in vario modo, rinasce a nuova vita per essere reindirizzato alle industrie che fanno uso massiccio di scatole e scatoloni per imballaggio. Che sia la Barilla per la sua pasta, o un produttore di detersivi per i suoi fustini, o ancora un'azienda di derivati del latte per le confezioni dei suoi yogurt.
A guidare la regia della carta che rigenera sé stessa è il Comieco, un consorzio la cui sigla letteralmente significa "comitato per l'imballaggio ecologico", associazione nata vent'anni fa per volontà di un piccolo gruppo pionieristico di aziende che volevano valorizzare e far conoscere le qualità ecologiche della carta, quali biodegradabilità e facile riciclo; trasformatasi poi, nel 1997, in un'organizzazione no-profit, strumento essenziale per l'applicazione della normativa europea che impone ai fabbricanti di imballaggi di cartone di ritirare i loro prodotti, portando la quota del riciclato ad almeno il 60 per cento entro il 2008.

Siamo diventati esportatori
Il direttore generale di Comieco, Carlo Montalbetti, è soddisfatto dei progressi fatti dal nostro Paese. «Nel 1996 importavamo un milione abbondante di tonnellate di carta da macero, per lo più proveniente dalla raccolta differenziata di olandesi, svizzeri, tedeschi e austriaci», puntualizza. «Adesso, invece, sia pure per quantità modeste, l'Italia ha cominciato a esportare essa stessa il macero, segno che il fabbisogno interno è ormai soddisfatto. Nel 2004 fa raccolta differenziata di carta e cartone si è incrementata di un 15 per cento rispetto all'anno precedente».
La sensibilità ecologica per raccolta e riciclo di materiali cellulosici è fenomeno in crescita e testimoniato da un'infinità di applicazioni, alcune su larga scala e altre dal sapore sperimentale e un po' curioso: si va dai quotidiani stampati per il 90 per cento su carta riciclata ai materiali per edilizia confezionati in cartongesso; dalla quasi totalità delle scatole per la vendita di pasta, calzature e altri prodotti di uso comune, realizzate in cartoncino pure riciclato, fino alla creazione di mobili e arredi in cartone ondulato e addirittura maglioni tessuti con fibre ottenute da carta, sempre riciclata.
«Essendo un Paese "ricco" di boschi poveri, abbiamo dovuto fare di necessità virtù e siamo diventati una nazione "riciclona" fra le prime d'Europa», scherza Montalbetti. «Non avendo il patrimonio forestale della Finlandia, abbiamo scoperto quanto possa essere conveniente usare non la cellulosa degli alberi, ma quella già contenuta in carta e cartone».
Altra accelerazione verso il riciclo è stata impressa dall'essersi resi conto di quanto le discariche possano essere antieconomiche per seppellirvi materiali che potrebbero essere ancora utili. «In un passato non lontano
e ancora oggi in alcune Regioni, la tendenza dominante è stata ed è: "facciamo un buco per terra e cacciamo lì dentro tutti i
nostri rifiuti"», conferma il direttore di Comieco.
In un Paese a due velocità sul fronte dell'attitudine al riciclo, con un Centronord più diligente e virtuoso del Sud, la politica della tassa sui rifiuti non potrà evolversi che nella direzione di premiare i cittadini più scrupolosi nell'effettuare la separazione dei propri rifiuti. Il concetto è semplice: meglio procede la raccolta differenziata, maggiore è il vantaggio per il Comune che avrà meno sacchi neri di rifiuti indifferenziati da portare in discarica. Scatterà allora la cosiddetta "tariffa", un'unica tassa da pagare sui soli sacchi neri: meno se ne acquistano, meno tasse si pagano. E si compereranno tanto meno sacchi neri quanto più accurata sarà la raccolta differenziata.
Silvano Guidi

CI SONO ANCHE LE “CARTONIADI”
Può sembrare incredibile, eppure la raccolta differenziata già considerata dai sociologi come indicatore attendibile di crescita civile", è una delle attività che può far aumentare il senso di appartenenza a una comunità. Ne sono prova le "Cartoniadi", gare di raccolta organizzate da Comieco fra quartieri e rioni di città, di volta in volta diverse. Ogni quartiere è chiamato a misurarsi con sé stesso rispetto alla raccolta di carta e cartone effettua-ta in precedenza nello stesso tempo.
Il rione che riesce a raggiungere il miglior incremento di raccolta si aggiudica un discreto contributo finanziario da destinare a un
progetto, definito in anticipo, di utilità sociale, che sia l'acquisto di un'ambulanza o la realizzazione di un parco giochi per bambini. Durante le gare, gli incrementi di raccol-ta sono dell'ordine del 25-30 per cento, ma – e questo è l’aspetto più significativo, le perfor-mance successi-ve dei partecipanti, una volta finita la competizione, si stabilizzano tra il 12 e il 15 per cento in più, segno che la gente, entrata nella logica della raccolta differenziata, non l'abbandona più. Come dire che un semplice gesto diventa preziosa abitudine.
s. g.
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